No Mose

Quanto vale una catastrofe a Venezia?

Il medio mare si è alzato di dieci cm in dieci anni, negli ultimi anni in maniera esponenziale: il dato è satellitare, non approssimativo – come confermato dall’ingegnere idraulico Paolo Peretti, da D’alpaos, cattedratico di ingegneria idrodinamica all’Università di Padova e da Paolo Pirazzoli, ingegnere idraulico e ricercatore del CNRS francese.
Questo è la novità di una massa d’acqua enorme e in movimento, che ha cambiato la forza e l’ordine dei venti, nonché il giro di correnti e gli assetti meteorologici (dei quali tutti ci siamo resi conto, sic). Queste condizioni combinate sono aggravate dallo scavo e dal dragaggio delle bocche di porto – i tre canali che mettono in comunicazione il mare con la laguna.
Questi tre canali, rispettivamente San Nicoletto, originalmente 8 mt. di profondità (ora oltre i 16 mt.) particolarmente ampio (larghezza mt. 900 circa); il canale di Malamocco alias Canale dei Petroli scavato dal ’64 in poi ininterrottamente, vero responsabile come dimostrano i grafici dell’inizio delle anomalie di marea e dell’aumento vertiginoso della velocità di corrente, originalmente profondo mt.16, ora oltre 25; e il canale di Chioggia, originalmente profondo 8 mt., ora oltre i 15.
Praticamente per i lavori del Mose sono state scavate e dragate quei diaframmi o dighe di sabbia che ci difendevano dal mare. Quindi non solo una meteorologia nuova e più aggressiva, con più acqua più correnti, più venti, ma Venezia non possiede più alcuna difesa a mare in attesa che fra 5-7 anni si realizzino le paratoie subacquee. Questi 5-7 anni in cui Venezia è sprovvista di qualsiasi difesa, per quanto discutibile, ma comunque difesa mobile o immobile, sono un periodo troppo a rischio e troppo lungo, in particolare con questa nuova meteorologia. Questi troppi anni di nulla sono il punto debole dell’intero progetto (pensate agli olandesi ai quali tolgono la diga, promettendo che fra 7 anni gliela faranno nuova – è certo che tutti si chiederanno: e intanto?!). Quindi l’emergenza è mettere la città in sicurezza, in quanto questo insieme di fattori la mette a rischio di alluvione come mai, centinaia di volte più che nel ’66.
La soluzione sarebbe di riportare le profondità delle bocche di porto ad un massimo di 4 mt (ora sono 18, 28, 18 in autoscavamento a causa delle correnti) e lasciare una trincea al centro di diciotto metri di profondità per venti di larghezza, per far passare le grandi navi, in attesa che vengano realizzate le paratoie. Questa soluzione, consentirebbe di far entrare meno acqua e rimettere la città in sicurezza, è un lavoro possibile, e non difficile. Il problema è che un tempo le dighe di sabbia e le basse profondità delle bocche di porto ritardavano l’ingresso della marea, così i detriti che c’erano alle bocche di porto prima di essere dragate, la vegetazione, la poseidonia e tutto il resto. Un po’ come nei torrenti di montagna che avevano doline, isole di frenaggio, anse che frenavano la corrente. Incanalarli è stato un disastro.
Devono scaricare migliaia di tonnellate di massi nelle bocche di porto, così potrebbero tra l’altro guadagnare più soldi… e fra 7-8 anni fare queste paratoie mobili, ma non lasciare la città senza difesa alcuna.
O la messa in sicurezza, prima di qualsiasi altro intervento, viene effettuata, o per Venezia ci sarà ben poco da fare. L’acqua entra troppo velocemente e troppo in profondità, il mare arriva fino alla terraferma. Il difficile è trovare il modo di farglielo capire. L’unico modo è che ci guadagnino.
Qualcuno teme che tutto sommato una grande alluvione, che mandi via il resto della gente, potrebbe essere un grosso affare, far pagare dieci euro di ingresso in una città morta come Pompei o la Halambra. Facciamoci una domanda: quanto vale Venezia? Chi è disposto a difenderla?

Mercoledì 21 aprile – IDRODINAMICA LAGUNARE: COSA E’ CAMBIATO?

Mercoledì 21 aprile alle ore 18.00 al Paradiso Perduto incontro aperto con la cittadinanza.

Alla luce dei 57 giorni di “acqua alta” dell’inverno 2009/2010 cosa è cambiato? Il punto della situazione con i dati reali per sapere quale futuro ci attende. Primo di una serie di incontri nelle osterie storiche veneziane sul’attuale situazione idrodinamica lagunare e le ripercussioni sulla città e sull’ambiente.

Parteciperanno:

Paolo Pirazzoli, ingegnere idraulico, ricercatore del C.N.R.S.

Georg Umgiesser, fisico, ricercatore presso il C.N.R./I.S.M.A.R. di Venezia

Lorenzo Bonometto, naturalista, esperto di ecosistemi lagunari

A conclusio0ne dell’incontro ci sarà un esemplare “fritoin con poenta” e… vin sincero

Tel 041720581 — paradisoperduto2009@yahoo.it

Incisione di Andrea Zucchi, frontespizio di Della laguna di Venezia, Domenico Lovisa, 1718.